CONFERENZA: arte fonte di vita

 

Stasera cercheremo di tratteggiare lo sviluppo e la storia dell’arte da un punto di vista spirituale. Quello che ho compreso deriva da una ricerca che attinge alle fonti della “Scienza dello Spirito” di Rudolf Steiner, alle lezioni di Fiorenza de Angelis e a lettere e trattati di vari artisti. Questa visione della corrente artistica non entra in contrasto con le conoscenze attuali ma può ampliare, approfondire, e dare spunti e chiavi di lettura nuove e coinvolgenti.
Per affrontare la corrente dell’arte bisogna prima occuparsi dello sviluppo evolutivo dell’uomo durante le epoche di cultura e considerare che l’essere umano un tempo aveva una costituzione fisica – animica – spirituale molto diversa da quella attuale. Si può dire che proprio la parte animico – spirituale era meno collegata con il corpo fisico, meno incarnata, e questa diversa costituzione permetteva di avere delle capacità conoscitive che oggi abbiamo perso. Se ad esempio pensiamo al primo periodo dell’Impero Romano, tutto ciò che riguardava la formulazione delle leggi aveva come fonte gli oracoli delle Sibille, fiorenti in tutto il Mediterraneo, da cui ci si recava per ascoltarne i responsi. L’allora diversa costituzione umana permetteva ancora di leggere (nel caso delle Sibille negli elementi) la verità dell’essenza della natura al di là del velo fisico dell’illusione (gli antichi orientali la chiamavano maya) e tali leggi naturali erano considerate leggi morali per gli uomini. Storicamente osserviamo che intorno all’anno zero tali Oracoli decadono diventando come muti e lasciando l’essere umano da solo, non più in contatto con il Mondo Spirituale che l’aveva ispirato fino ad allora.
Il popolo dell’antica Roma inizia a rivolgersi all’uomo “terrestre” come personalità (anche giuridica), come cittadino, non più come discendente dal divino, e le leggi diventano più materiali: diritto di proprietà privata, passaggio in eredità dei beni, ecc. Tornando all’arte pittorica dobbiamo constatare che essa non nasce da molto tempo, come noi la intendiamo ora in senso moderno. Nell’antichità (in Grecia, in Egitto, in India) avevamo delle stupende immagini, fortemente simboliche per noi, derivanti da una ricerca totalmente diversa dall’attuale. Non dimentichiamo che a quei tempi l’arte non era scollegata dalle conoscenze spirituali (che oggi chiameremo scientifiche) le quali erano custodite dalla casta dei sacerdoti che attendevano anche ai culti religiosi.
Quindi arte, conoscenza e religione andavano ancora di pari passo come un’unica corrente che aveva il compito di “ricordare” la nostra appartenenza allo Spirito. Solo nel periodo del Medioevo, considerata anche per certi versi “epoca oscura”, si inizia a “ragionare” sull’arte e in questo periodo misterioso (dove “buio” sta per perdita sempre maggiore dell’esperienza diretta con il Mondo dello Spirito) si cerca appunto di riunire tutto lo scibile umano e di conservarlo per renderlo accessibile all’intelletto dei posteri. La visione del mondo è ancora collegata come tradizione con il Cosmo e le immagini sono contemplative: un grande lavoro di concentrazione e preparazione meditativa per realizzare le meravigliose Icone che ancora oggi possiamo ammirare. Troviamo in Italia artisti come Duccio e Cimabue e poi il passaggio all’allievo Giotto con i suoi stupendi affreschi dove l’essere umano viene ora guardato come “uomo terrestre” e dove inizia la ricerca prospettica legata all’occhio e al punto di vista.
Ancora i colori vengono usati come in passato, a superficie, con forza, nel loro significato profondo come il blu che ci trascina lontano, nel Cosmo, o il rosso che avanza, ci richiama alla presenza, ci viene incontro, si esprime in modo attivo. Inizia qualcosa di nuovo, l’artista non è più in posizione di ascolto meditativo per ricevere i segreti dalla Terra e dal Cosmo, ora è attivo lui stesso in ciò che può dire ed esprimere dal suo proprio “punto di vista”, anche se limitato all’esperienza terrestre. Un altro esempio interessante, che abbiamo la fortuna di ammirare a Firenze nella Chiesa del Carmine, è una contrapposizione, anche spaziale, tra i due artisti Masolino e Masaccio (maestro e allievo). Nella Cappella Brancacci troviamo due piccoli affreschi: uno di Masolino che risente ancora della tradizione contemplativa dei tempi antichi dove i colori sono fermi a creare immagini silenziose che si devono “ascoltare”, e Masaccio che invece si esprime con eccezionale forza umana e ci fa intuire come l’artista si dibatta alla ricerca della verità, dei contenuti e delle idee da raffigurare in rapporto all’uomo terrestre.
Arriviamo poi ai grandi artisti del Rinascimento con i suoi tre rappresentanti: Raffaello, Leonardo e Michelangelo che hanno come fulcro Firenze ma si irradiano poi a livello mondiale (il mondo conosciuto di allora) nel territorio di Venezia (Tiziano, Mantegna, Bellini, ecc.) e nel nord Europa (Grünewald, Bosch, ecc.).  L’uomo adesso viene posto al centro dell’evoluzione e si parte da esso per esprimere contenuti e idee artistiche. Raffaello conserva ancora forze veggenti antiche che usa con freschezza e purezza (muore giovanissimo) regalando all’umanità una serie di Madonne con Bambino, come ricerca dell’eterno femminile, che suscitano pace e benessere. Leonardo riprende “l’uomo vitruviano” e lo inscrive nel quadrato e nel cerchio tra Cielo e Terra come massimo segreto dell’evoluzione. E’ l’esempio dell’artista moderno nella sua lotta tra passato e futuro, colui che inizia a confrontarsi con i propri lati oscuri, egoici, terrestri. Michelangelo, scultore e pittore, rimane affascinato dalle scoperte archeologiche dei reperti greci che studia con volontà febbrile e dopo esperienze drammatiche (non scordiamo la sua attività nella vita sociale e i disaccordi con i Papi), riappare trasformata come produzione scultorea e pittorica. I colori, a differenza di quello che si credeva prima dei restauri, sono forti, squillanti come usavano gli antichi e le immagini sono prese della religione cristiana perché più facilmente comprensibili dal popolo di allora come tradizione.
Le idee immesse sono invece innovative e anticonformiste tanto da essere osteggiate dagli uomini di religione e di cultura del tempo. Spariscono i fondali dorati pieni di saggezza e conoscenza proveniente dal Cielo e appare la Natura, la Dea Natura, Madre Natura, come ammiriamo in Botticelli. Le leggi della prospettiva vengono sviluppate al massimo grado come conquista dell’intelletto umano che si evolve ulteriormente e l’essere umano viene posto al centro degli eventi terrestri e celesti. In seguito anche gli ultimi barlumi di collegamento con il mondo spirituale, le verità cosmiche da dove abbiamo origine, si spengono e avanza la corrente della scienza con Galileo (considerato eretico all’inizio) fino a Newton che ha solo un’esperienza astratta, intellettuale del colore e confina la loro conoscenza entro vibrazioni contenute nel bianco e nel nero. L’arte e gli artisti si distaccano definitivamente dalla corrente scientifica e prendono spunto piuttosto dalla “Teoria dei colori” di Goethe (vedi Turner) che si contrappone a Newton in una ricerca del sentire umano che sperimenta i colori come azione e sentimento, lotta tra luce e tenebre.
La difficoltà di cogliere l’essenza del colore dipende dal fatto che ora l’essere umano ha sviluppato l’intelletto che è una facoltà priva di forze vitali perché si forma sulle percezioni del mondo esterno minerale dove la vita non si manifesta in modo diretto. Di conseguenza l’arte, che ha sempre avuto uno scorrere unitario, inizia a dividersi in due correnti e poi in ulteriori diramazioni come la foce di un fiume: nascono Impressionismo ed Espressionismo e tutte le relative correnti postume che si spingono in ricerche unilaterali, quasi individuali (astrattismo, verismo, puntinismo, concettuale, cubismo, futurismo, ecc.). L’Impressionismo, che si sviluppa in Francia, si porta verso la percezione del mondo esterno come studio, anche scientifico – matematico, della qualità della luce (ad es. puntinismo) e della sua possibilità di rarefazione fino a diventare bianca.
L’Espressionismo invece (Germania e centro Europa) ricerca interiormente ciò che l’uomo sperimenta nel suo tempo (periodo drammatico di guerra) e lo esprime a gran voce con colori forti, squillanti, anche dissonanti: è una ricerca tormentata, dolorosa rivolta all’interiorità che anela al significato dell’umano fino ad arrivare al tema della morte con il nero. Come si vede si torna al mistero del bianco e nero come per Newton, ma a un altro livello, e le varie correnti che si sono differenziate scavano e si protendono fino al limite umano, fino a trovare come la strada chiusa e si estinguono in se stesse. Alcuni artisti seguono invece una loro ricerca più equilibrata (perciò è più difficile collocarli) come Van Gogh, Chagall, Turner, Morandi, ecc. che attraverso la forza vitale insita nel colore si ricollegano ai grandi temi evolutivi dell’essere umano che comprendono in sé anche la corrente conoscitiva e quella religiosa.
Se consideriamo ad esempio Van Gogh, vediamo che non ci sono più i luoghi sacri e protetti di un tempo dove sviluppare un rapporto intimo con se stessi e con il mondo da esprimere poi in immagini contemplative; e nemmeno sopravvive più la tradizione del Rinascimento con i resti della chiaroveggenza istintiva: ora la ricerca della verità si compie in rapporto alla vita di tutti i giorni, nelle prove, negli incontri che il destino ci porta incontro, e per questo si può leggere nell’opera pittorica degli artisti la loro biografia. Si vedono all’inizio opere che ripercorrono le conquiste storiche della tradizione e poi un salto in esperienze drammatiche, dolorose, al limite degli abissi dell’esistenza che permettono di lanciarsi in raffigurazioni innovative dove affiorano nuove capacità percettive di ciò che sta dietro il velo illusorio dei sensi: la realtà spirituale. Proprio Van Gogh, nelle sue numerose lettere al fratello Theo, racconta di vere e proprie esperienze sovrasensibili che lui cerca di fissare nei suoi quadri rendendoli profetici e anticipatori dei tempi: risulta da questo il fatto di non essere compreso dall’umanità a lui contemporanea.

Stefano Signorin